ITALYAL'Isola della Rugiada Divina

 

 

M A I     P I U’

 

PER NON DIMENTICARE

 

 

 

 

 

 

SCUOLA MEDIA RICCI/MURATORI – III F -        R A V E N N A  - ANNO SCOLASTICO 1999 –

2000.

 

 

Da un’idea di Walter  Paolucci  realizzata in collaborazione con la prof. Graziella Pagani.

 

Hanno lavorato al testo ed alle sceneggiatura i ragazzi e le ragazze della III F della

Scuola Media Ricci Muratori.

Note ed informazioni storiche a cura di Pagani Graziella e Walter Paolucci

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Presentazione.

 

L’Anpi di Russi mi ha segnalato il testo elaborato dai ragazzi e dalle ragazze della TerzaF della Scuola Media Ricci Muratori di Revenna nel corso dell’anno scolastico 1999/2000, suggerendomi di inserirne la rappresentazione nel programma delle iniziative per la commemorazione della liberazione di Russi.

Nell’aderirvi, mi è sembrato utile aggiungere alcune brevissime osservazioni.

Tutti sapete che il nazismo, in nome della superiorità della razza ariana ed in vista di un dominio assoluto della Reich su tutti i popoli,  trascinò la Germania e tutta l’Europa in una tragedia  di sofferenze e di morti oggi difficilmente immaginabili. Per alcuni anni, per troppi anni i popoli del vecchio continente furono schiacciati dal terrore. La guerra costò la vita ad oltre venti milioni di persone, tra civili e militari. Circa sei milioni di ebrei furono assassinati nei campi di concentramento e sterminio. Nessun angolo d’Europa fu risparmiato: sui muri delle città delle nostra stessa provincia  lapidi di marmo ricordano perseguitati politici e uomini e donne di appartenenza ebraica massacrati nelle strade delle città o scomparsi nei forni crematori.

Non pensate che tutto questo sia troppo lontano. Rullano per l’Europa tamburi di guerra, si inneggia di nuovo al primato della razza, si additano i diversi di colore e di provenienza. Immunizzarci contro le antiche grida di odio non è solo una necessità, è un dovere alla quale ci richiamano sempre i principi di civiltà ed umanità della nostra Costituzione Repubblicana, che forse occorrerebbe legge più spesso e con persistente attenzione.

Per queste ragioni è bello  che dei ragazzi e delle ragazze abbiano avuto l’ardire civico di cimentarsi con una materia drammatica come quella del genocidio del popolo ebraico. Tra l’altro, mi è sembrato interessante che, nella produzione del loro lavoro – Mai più – abbiano utilizzato in prevalenza documentazioni e testimonianze provenienti dai persecutori, riservando un rispettoso silenzio alle vittime di quella immane tragedia.

Il Comune di Russi si è addossato l’onere di riprodurre un certo numero di copie del lavoro dei ragazzi e delle ragazze della Scuola Media Ricci Muratori di Ravenna perchè esso sia a disposizione di tutti, in modo particolare di altri ragazzi e di altri insegnanti.

Nel salutare quanti parteciperanno allo spettacolo, non può mancare da parte mia un ringraziamento al   per aver messo a disposizione il teatro.

 

 

                                                Il Sindaco

                                   (             Bolognesi)

 

 

Russi, 11/12/2000.

 

 

 

ATTO I°

 

Il Coro (1).

 

Al centro della scena  ragazzi/ragazze ripiegati come a formare la corolla di un fiore ancora chiuso. A scena aperta cominciano a svegliarsi, si alzano lentamente, si stirano, sbadigliano. Molta gestualità senza parole. I visi sono dipinti in bianco, nero, giallo, rosso. La scena è buia, la luce solo su di loro.

            Dopo qualche istante cominciano a guardarsi attorno, toccarsi, quasi fossero all’inizio della vita, come in realtà vuol essere la rappresentazione simbolica. Parlano balbettando, molta incertezza nelle parole

 

Ragazzi (uno alla volta): Chi sono? Dove sono? A cosa servo?

La ragazza del centro (alzandosi) Chi siamo noi? (aiuta gli altri ad alzarsi e rivolge una domanda ad alcuni ragazzi) Lo sai tu? E tu? Nemmeno tu? No? ma allora chi ce lo può dire?

 

 

Da sinistra entrano in scena quattro personaggi. Hanno i visi bianchi di biacca. Avanzano lentamente, hanno in mano della frutta ed un grande libro con delle grandi scritte non leggibili dal pubblico. Hanno aspetti di persone mature, non senili. Il bianco dei visi indica il passato.

 

Ragazzi: E voi chi siete? Ci fate paura con quei vostri visi di morte. Non fateci del male.

 

Ragazzo del passato 1: Non abbiate paura, non vogliamo farvi del male.

Ragazzo del passato 2: Vi portiamo doni. (Avanzano fino ai ragazzi del coro. Allungano le braccia e offrono doni che tenevano in mano)

Ragazzo del passato 3: Questi sono i beni della terra e dell’uomo, che vi portiamo dal passato.

Ragazzo del passato 3: Sono per voi e per quelli che vengono dopo di voi, così come è stato per le generazioni passate.

 

Sulla destra compaiono sette ragazzi/ragazze, coi visi colorati a piacere, senza rispetto per possibili distinzioni geografiche. Colori vivaci, punk, anche i capelli devono essere dipinti. Si siedono in silenzio leggermente protesi in avanti come in attesa.        

 

Il coro: Ma cosa dobbiamo farne, se non sappiamo nemmeno chi siamo, né quale dovrà essere il nostro cammino?

 

Ragazzo del passato 2: Non temete. Gustate i frutti che vi diamo. Vi daranno forza, energia.

Ragazzo del passato 3:Così potrete leggere con attenzione il grande libro che vi abbiano portato.

Ragazzo del passato 1:Lì imparerete ciò che è necessario, le gioie della vita che nasce e cammina per il mondo, la fatica di essere uomini e donne, la durezza del lavoro

Ragazzo del passato 4: ..... ma anche il dolore, la miseria, la ferocia. Imparare, conoscere………

 

Il coro: Sì, ma poi….sono cose difficili, non adatte per noi che siamo appena nati alla vita…….come potremo sostenere il peso di tutto questo?

 

Ragazzo del passato 1:  Leggete, ragionate, pensate senza paura, liberamente come se per voi il mondo fosse nuovo…….

 

Il coro:  Anche così abbiamo paura…….

 

Ragazzo del passato 4: Non  tenete per voi quello che imparate. Guardatevi attorno. Raccontatevi e fatevi raccontare. Ragazzo del passato 2: Crescerete e non avrete più paura. Dividete con il mondo i frutti che vi abbiamo portato in eredità. (Depositano a terra i doni, indietreggiano e scompaiono)

 

Musica

 

In scena ancora il coro. A semicerchio rivolto verso il pubblico. In mezzo il grande libro “della vita”. Con delle pagine sfogliate quasi fino alla fine. Quelli del coro parlano tra loro.

 

Il coro (tutti): Capire e’ difficile.

Ragazzo 1: Le persone dal viso bianco ci avevano detto che in questo grande libro avremmo trovato storie di uomini e regni, gioie e dolori. 

Tutti: Non è stato così! 

Ragazzo 6: Forse abbiamo letto male o non abbiamo capito.

Tutti: Quante sofferenze tremende, sangue e sangue, di sacrifici ad idoli di latta, guerre, ferocia di uomini contro uomini, i tanti contro i pochi, i forti contro i deboli, fino a ieri, fino ad oggi, appena oltre il mare o lontano tra gente nera, bambini feriti dalla fame e straziati dalle armi. 

Ragazzo 5:O qui tra noi, da secoli, ieri per la razza superiore, quasi che gli uomini e le donne non fossero uguali.

Ragazzo 3: Troppi, sì’, troppi i dominatori sanguinari, gli imbianchini della razza,  burattinai/burattini come questo.

 

Mentre il coro parla rivolto al pubblico, alle loro spalle lavorano due o tre ragazzi, i soliti con il berretto di carta di muratori, le tute da lavoro macchiate di vernice. Installano, pezzo a pezzo, un teatrino di burattini (il modello potrà essere copiato da qualche libro di teatro popolare o anche inventato. Il materiale è deteriorabile. Si potrebbe vedere se basta una grande scatola di cartone appoggiata su un tavolino coperto da un telo per nascondere il burattinaio/recitante. I ragazzi/e operai si ritirano quando il coro sta finendo di parlare. Il coro esce lentamente. Dal buco del teatrino si muove una marionetta di Hitler, semplicissima:  viso bianco, due baffetti neri e i capelli, ugualmente neri, di traverso sulla fronte. Per vestiti una divisa marroncino con una cravatta scura. Porta una cintura militare. Il resto non si vede, è costituito dalla parte manovrata con le mani infilate sulle braccia di stoffa. Il burattino gesticola, emette grida, pronuncia parole incomprensibili. Pian piano la voce, sempre alta e violenta, si fa comprensibile, nitida, scandita. Come tutti i burattini è manovrato da dietro le quinte del teatrino.

 

Il coro avanza, si guarda attorno e verso il pubblico, interrogandolo direttamente.

 

Il burattino agitatissimo: Il debole deve essere spazzato via. Alleverò una gioventù che spaventerà il mondo, dominatrice, terribile.( Con suoni solo vocali si sente il boato di un applauso). Lo sparviero, animale rapace, deve brillare nei suoi occhi. Non voglio un’educazione intellettuale. Il sapere mi rovina la gioventù. La voglio forte ed atletica (boato delle ovazioni). I giovani devono imparare il senso del dominio! Il nostro movimento sostiene il principio dell’autorità assoluta del capo ( Ovazioni, mentre sul teatrino si spegne la luce).(2)

 

            Il coro avanza, si guarda attorno e verso il pubblico, interrogandolo direttamente.

 

Ragazzo 4: Vi ricordate? Qualcuno di voi ci doveva essere. Non solo lontano, in Germania, in Polonia.

Ragazzo 2: Proprio qui a Ravenna, Lugo, Faenza, Santerno!

 

In diapositiva proiettare sulla parete in faccia al pubblico la lapide di Piazza Garibaldi dedicata agli ebrei passati per Ravenna.

Ragazzo 7: Quando mai ce lo avete raccontato? O forse anche voi non sapete od avete dimenticato?

 

Appoggiano il libro in verticale su una delle pareti della scena. S’intravedono fotografie e scene di guerra, appena visibili, disegnate grossolanamente, sfumate. Diapositive di immagini di guerra, mostri spaziali, funghi atomici, buchi nell’ozono sullo sfondo.. Escono di scena.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Scena 2°.

 

 

 

IL BOICOTTAGGIO

 

 

Scena vuota. Nuda. Entrano in scena alcuni ragazzi. Sono vestiti normalmente come fossero lavoranti di scena. Magari un berretto di giornale in testa, una tuta macchiata di vernice colorata. Hanno in mano cartoni. Vi sono disegnati in modo approssimativo, proprio con pennelloni grossi e tempere  sagome di negozi, sette otto, in testa ai quali campeggiano le scritte. MACELLAIO” - “ORO E GIOIELLI” “SCARPE PER UOMO, DONNA, UOMO E BAMBINI” “AVVOCATO M” “DOTT. S – MEDICO SPECIALISTA”, almeno due per categoria. Scritte dai colori vivaci, con quelle lettere acide che i giovani trascrivono sui muri della città. Comunque leggibili. Con dello scotch o puntine da disegno le appendono alle pareti libere e se ne vanno. In primo piano un cartello, questo più visibile ancora, con la scritta BOICOTTAGGIO. GERMANIA 1933”

 

Sulla scena vuota rimbomba una voce fuori campo che legge gli ordini dati dal Partito Nazista

V.f.C.. (forte, chiara, da speaker, senza emozioni)

Nessun tedesco farà più le sue compere in un negozio ebreo, nè farà più stimare le sue merci da un ebreo o dai suoi agenti.

Il boicottaggio deve essere generale, deve essere fatto da tutto il popolo e deve colpire gli ebrei nel punto più sensibile.

Le SA e le SS riceveranno l’ordine di appostarsi davanti ai negozi ebrei dal momento in cui l’azione di boicottaggio avrà inizio per avvertire la popolazione di non entrare in quei negozi.

L’inizio del boicottaggio dovrà essere comunicato con manifesti culturali, volantini, attraverso la stampa.

 

Senza parlare entra una “marionetta” col viso bianco e gli occhi cerchiati di scuro. Cammina con le braccia e le gambe rigide. Tiene in mano un barattolo di vernice o tempera bianca. Si ferma davanti ad un negozio e mette a terra il barattolo. La voce fuori campo ripete gli ordini già dati prima. Entrano in scena altre due marionette con in mano dei grossi pennelli di setola. Stessa maschera del viso. Avanzano in fila indiana. Il primo, come arriva davanti ai negozi, immerge il pennello nella vernice e traccia su due o tre dei negozi una grande “J”. Il secondo ugualmente immerge il pennello nel barattolo di vernice e traccia una gran croce sui negozi con la scritta “J”.  La vernice deve essere abbondante e spruzzare in giro. Il primo, che aveva assistito alla scena, raccoglie il barattolo, si mette a capo della fila indiana. Escono di scena sempre con il, asso rigido della marionetta, accatastando, accanto al libro della vita, ma visibile, il cartello “Boicottaggio. Germania 1933 . Senza dire una parola.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Scena 3°

 

 

LE LEGGI SULLA RAZZA

 

           

I poster imbrattati ed il cartello sul boicottaggio restano appoggiati ad una parete. Entrano i due ragazzi di prima, sempre con il berretto di giornale in testa e la tuta macchiata di biacca, appoggiano in primo piano un cartello, anche questo scritto con colori acidi moderni, Norimberga 1935. Legge per la protezione del sangue e dell’onore tedesco (15 settembre 1935). Accanto all’altro cartello parallelo ad esso ed in faccia al pubblico col titolo: La vacanza  della moglie ebrea”. Musiche d’epoca, discrete, in sottofondo.

Escono di scena e rientrano portando in scena un tavolino,  valige e bauli da viaggio, un attaccapanni verticale. All’attaccapanni sono appesi abiti; in terra una cappelliera aperta. Sulla poltrona un cappello femminile, nero a larghe tese, qualche vestito. Valigie aperte.

           

Voce fuori campo quasi come da un megafono, forte, chiara, da speaker, senza esagerare. Senza emozioni . Legge, come nella scena precedente, come fosse uno speaker radiofonico, con correttezza ed indifferenza, alcuni articoli della legge sulla purezza della razza .

 

 

V.f.C.: Legge per la protezione del sangue e dell’onore tedesco (15 settembre 1935).

 

Art. 1. Sono proibiti i matrimoni tra ebrei e cittadini dello stato di sangue tedesco o affine.  I matrimoni già celebrati sono nulli anche se celebrati all’estero per sfuggire a questa legge.

Art. 2. Sono proibiti i rapporti extraconiugali tra ebrei e cittadini dello stato di sangue tedesco ed affine.

Art. 3. Gli ebrei non potranno assumere al loro servizio come domestiche cittadine di sangue tedesco od affine sotto i 45 anni.

Art.5. Chi contravviene al divieto dell’art. 1 viene punito con il carcere duro.....Chi contravviene alle norme dell’art. 3......viene punito con la prigione fino ad un anno e con una multa o pene di questo genere”

 

Disposizionioni amministrative: “E’ proibito ad ebreo ed ebrea che possieda un barboncino o altro animale da pelo portarli per la tosatura  da parrucchiere di sangue tedesco e affine....E’ proibito altresì accoppiare per la riproduzione un cane di padrone ebreo/ebrea con cane di padrone di sangue tedesco od affine...”

 

 

 
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La  moglie ebrea (3)

 

Da Brecht “Terrore e miseria del Terzo Reich.. Costume attendibilmente d’epoca. Entra una donna giovane, elegante: sta preparando i bagagli; è indecisa sugli abiti da ripiegare.

            Ricordarsi: la donna sdrammatizza la sua partenza, quasi si trattasse di andare in vacanze. Dialogo familiare, in cui il marito chiaramente non capisce o fa finta di non capire.

              

               Entra il marito.

 

Marito: Cosa fai? Riordini?

Moglie: No

Marito: Perchè fai i bauli?

Moglie: Vorrei partire

Marito: Cosa significa?

Moglie: Ma sì, diverse volte se ne è parlato, che me ne andassi via per un pò. Ormai qui non si sta più tanto bene.

Marito: Ma che pazzia è questa?

Moglie: Devo restare?

Marito: Dove vorresti andare?

Moglie: Ad Amsterdam. Via di qui, insomma.

Marito: Ma là non hai nessuno.

Moglie: No

Marito: Perchè non vuoi restare? Non è certo per causa mia che devi partire.

Moglie: Ma no

Marito: Sai che sono sempre lo stesso. Lo sai, vero, Judith!

Moglie: Sì.

 

Egli l’abbraccia. Rimangono fermi, muti, in mezzo ai bauli

 

Marito: E non c’è qualche altra ragione che ti spinge a partire?

Moglie: Lo sai anche tu

Marito: Forse non hai torto. Hai bisogno di respirare. Qui si soffoca. Verrò a riprenderti. Già due giorni dopo che avrò passato la frontiera, mi sentirò meglio.

Moglie: Sì, faresti bene.

Marito: Del resto, qui non può durare a lungo. Da una parte o dall’altra verrà la spinta. Passerà, come un’infiammazione......E’ proprio una disgrazia.

Moglie: Hai incontrato Schock?

Marito: Sì, cioè, solo per le scale. Ho l’impressione che già gli rincresca di aver tagliato i ponti con noi. Ho visto benissimo che era imbarazzato. A lungo andare non possono continuare a comprimerci, noi animali intellettuali. E nemmeno potranno fare la guerra se non avranno altro che dei relitti senza spina dorsale. E poi, la gente, se si ha il coraggio di affrontarla, non ha mai tanta boria  Bè’, quando conti di partire?

Moglie: alle nove e un quarto.

Marito: E dove devo mandarti il denaro?

Moglie: Fermo posta ad Amsterdam, direi.

Marito: Mi farò fare un permesso speciale. Diavolo, non posso mica mandar via mia moglie con dieci marchi al mese? Che porcheria tutto questo! Mi viene la nausea.

Moglie: Se verrai a riprendermi ti farà bene.

Marito: poter leggere almeno un giornale dove ci sia scritto qualcosa Moglie: Ho telefonato a Gertrud. Si occuperà di te.

Marito: Non c’è bisogno. Per qualche settimana........

Moglie (che ha ricominciato a fare la valigia) Passami la pelliccia, per piacere.

Marito: (porgendogliela) In fin dei conti si tratta di qualche settimana.

 

Al termine, mentre i personaggi escono di scena, alcuni ragazzi scendono fra il pubblico con dei cartelli in cui c’è scritto a caratteri maiuscoli molto visibili: 1.“Come andrà a finire?” 2.“La moglie ebrea tornerà in Germania?” 3.”Amsterdam 1944 : rastrellamento degli ebrei destinazione Auschwitz” 4.“Ricordate Anna Frank? Era di Amsterdam”.  Altri eventualmente costruiti dai ragazzi/e con riflessioni libere anche virati sull’attualità, Kossovo, Cecenia . I ragazzi/e, vestiti normalmente come durante le lezioni, procedono a zig zag tra il pubblico, ma con i cartelli in sequenza.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Scena 4°

 

 

I LADRONI ASSASSINI IN CONSIGLIO(4)

 

 

            I soliti ragazzi/e. Spostano i cartelli della scena precedente e li mettono insieme agli altri accatastati su una parete. Altri due, cappello di giornale in testa e tuta sporca, magari fischiettando, depositano in primo piano  altri due cartelli con il titolo “10/12 novembre 1938: la notte dei cristalli“ e “I ladroni assassini  in consiglio”.

Entrano in scena tre personaggi in abito grigio e cravatta, con un’enorme maschera in capo: sono:. Goering, Goebbels, Heydrich.

 

La notte dei cristalli

 

Goering: “Signori, la seduta odierna è di importanza decisiva. Ho ricevuto l’ordine del Fuhrer  di trattare fino in fondo la questione ebraica.

Goebbels: In ogni caso questa notte in tute le città tedesche sono stati distrutti negozi e sinagoghe. Il terreno dove sorgevano potrà essere utilizzato per costruirvi giardini, case per tedeschi di sangue ariano.

Goering: Quante sinagoghe sono state incendiate?

Heydrich. Sono state incendiate centouno sinagoghe e settecento demolite. Distrutti settemilacinquecento negozi.

Goebbels: E’ l,’occasione per far scomparire tutte le sinagoghe. Quelle che non sono perfettamente intatte andranno demolite. I loro proprietari, gli ebrei, dovranno sobbarcarsi le spese di demolizione.

            E’ il momento di emanare un’ordinanza che vieti agli ebrei di frequentare teatri, cinematografi, circhi tedeschi. Non possiamo tollerare che possano sedere nelle sale di spettacoli a fianco dei tedeschi. Per i  trasporti è indispensabile che gli ebrei scompaiano del tutto dalla circolazione nei mezzi pubblici. Basta con le promiscuità.

Goering. Se non c’è bisogno di dirlo espressamente. Se il treno è pieno l’ebreo sarà schiaffato a calci sul culo fuori dalla porta e potrà starsene nel cesso per tutto il resto del viaggio.

 (Tutti ridono sguaiatamente, qualcuno, preso da un eccesso di risa, batte più volte il pugno sul tavolo)

Goebbels. Un’altra ordinanza  dovrà vietare agli ebrei di frequentare le località di villeggiatura tedesche.....(riflette un pò, accarezzandosi il mento) Mi domando se non sia il caso di proibire loro l’accesso alle foreste tedesche.

Goering: Benissimo, metteremo a disposizione una parte della foresta. Faremo arrivare le varie specie di animali che assomigliano maledettamente agli ebrei: il cervo per esempio per quel suo naso adunco come il loro.. (Di nuovo tutti ridono divertiti, qualcuno, preso da un eccesso di risa, batte più volte il pugno sul tavolo)

Goebbels: E la scuola?  E’ intollerabile che mio figlio stia seduto in un liceo tedesco accanto ad un ebreo mentre gli insegnano la storia tedesca.

Heydrich: E’ indispensabile allontanare gli ebrei  dalle scuole tedesche...propongo inoltre che venga ritirato agli ebrei qualsiasi concessione personale, come ad esempio la patente automobilistica... Goering:...e che venga loro vietato di possedere automobili, che venga limitata la loro libertà per mezzo di divieti di residenza e di soggiorno...

Goebbels:: Così per gli ospedali. Un ebreo non deve essere curato neòllo stesso ospedale in cui è ricoverato un ariano.....

Entra Hilgard - un rappresentante delle assicurazioni tedesche – agitato ed affannato.

Hilgard: Un disastro, è successo un disastro con  tutte quelle sinagoghe e quei negozi distrutti.

Goering. Ma cosa dice mai? E’ impazzito?

Hilgard. Erano tutti assicurati presso  la nostra assicurazione, contro ogni tipo di danno Abbiamo sbagliato! . E adesso dobbiamo rimborsarli tutti. Pensate che la gioielleria Margraf, uno dei più grandi negozi, è stata saccheggiata, ci ha dichiarato di un milione e settecentomila marchi di danni.

Goering (isterico): Heydrich, dovete recuperarmi tutti i gioielli!

Heydrich. Abbiamo già arrestato centinaia di ladri e stiamo per recuperare gli oggetti....

Goering: E i gioielli?

Heydrich: Difficile dirlo. I gioielli e le pellicce sono stati gettati nella strada e raccattati non  si sa da chi. Spesso sono stati i bambini che, giocando, si sono riempiti le tasche.

Goering. Avrei preferito  togliere  di mezzo duecento ebrei piuttosto che vedere distrutti valori di quel genere.....

(Silenzio, gitano pensierosi attorno al tavolo e per la stanza

Goebbels: (si ferma con aria soddisfatta) Ma un rimedio c’è! L’assicurazione versa la somma richiesta e subito  lo stato la requisisce a rimborso delle spese di risistemazione delle città danneggiate!

( Battimani e risate).

Heydrich : Rimane sempre il problema della presenza degli ebrei. Se li raduniamo in città isolate, avremo sempre il pericolo dei focolai e della criminalità (pausa di silenzio) Propongo che ciascuno di loro porti  indosso un distintivo speciale, ben evidente, così saranno riconoscibili!

Goering. Ottimo! E per finire, se applichiamo agli ebrei un’ ammenda di un miliardo di marchi a titolo di contributo? Con questa formulazione: “Agli ebrei tedeschi, a punizione dei loro delitti odiosi, viene inflitta globalmente la tassazione di un miliardo”. CI sarà da ridere!

Tra risa generali la proposta è approvata e la seduta è sciolta.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

II ATTO

 

 

Stacco introduttivo del secondo atto. Alcuni ragazzi, a scena aperta,  portano via i cartelli ed i materiali accumulati durante il primo atto. Altri due o tre attraccano alla parete due grandi cartelli scritti a mano con date e nomi alla rinfusa (oppure sullo sfondo diapositive della II Guerra mondiale in carattere ben visibili alcune date fra quelle riportate sotto)

 

Intanto sul palco entra un ragazzo in nero, col volto bianco (da mimo) che racconta alcune barzellette(5).

 

Ragazzo: Una bella anziana signora ebrea nel 1940 entra in un ristorante di Berlino e si siede ad un tavolo.

Sul suo elegante cappotto spicca la stella gialla cucita sul petto.

Immediatamente arriva il cameriere:

“Signora, in questo locale non serviamo ebrei!”

“Non si preoccupai, caro, tanto non li mangio”.

 

Un ispettore nazista visita una scuola e chiede ad un bambino:

“Chi è tuo padre?”

“Il nostro Fuhrer”

“Chi è tua madre?”

“La Germania nazista”

“E cosa vuoi diventare da grande?”

“Orfano”.

 

 

 Se il mondo va in rovina, è tutta colpa degli ebrei!” esclamò un signore:

“Come ha ragione – ammise un vecchio ebreo – degli ebrei e dei ciclisti!”

“Perchè dei ciclisti?” si stupì il signore.

“E perchè degli ebrei?” chiese il vecchio ebreo.

 

 

 

Hitler in visita nei campi di sterminio: “Da domani voi tutti mangerete carne di maiale!”

La folla ebraica: “Finalmente, era ora, maledetti porci!”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Scena I°.

 

 

 

LE ELIMINAZIONI CAOTICHE – IL BATTAGLIONE 101 (6).

 

In scena, in controluce, si muovono, mimando un passo di marcia ma senza spostarsi, dodici ragazzi in fila da quattro: un tamburo sottolinea il passo. Rappresentano il battaglione 101.

Un ragazzo entra in scena da destra rispetto al pubblico. Come un uomo/sandwich. Porta sulle spalle un cartello a due facce su entrambe delle quali, a pennarello rosso, con grande evidenza, sta scritto: Che non scappi nessuno. Così viene ordinato.  Attraversa la scena, si ferma sulla sinistra con una delle facce del cartello volte verso  il pubblico. Sulla scena c’è al centro un piccolo podio con microfono e leggio. La scena si oscura, la luce batte solo sul leggio, a parte l’uomo sandwich che deve essere visibile. Entra un ragazzo/a, sale sul podio. Si illuminano solo le mani ed i foglio bianco che, il viso ed il resto nascosto dal buio ,viene letto con tono militaresco, a battute secche, appunto come un legge, un ordine severo ed obbligatorio. L’effetto del nascondimento della persona può essere accresciuto facendo indossare al lettore/trice  un abito (maglia, gonna o jeans) nero: è come se gli ordini venissero da un altro pianeta, li ha prodotti una macchina, un sistema terribile ed anonimo. Durante la lettura continua il movimento di marcia sul posto del battaglione.

 

 

 

 

Lettore 1: Che non scappi nessuno. Così viene ordinato.

 

1)     Per i rastrellamenti le forse armate devono essere dotate di asce, scuri ed altri strumenti per forzare porte e finestre.

2)     Ispezionare accuratamente ogni granaio , anche se dall’esterno non si noti presenza di persone.

3)     Uomini, donne e bambini possono  nascondersi tra il pavimento ed  il suolo. Per stanarli togliere le tavole del pavimento, mandare cani poliziotti  - nelle operazioni a Pinsk il cane poliziotto Oste ha fatto meraviglie  - o, ancor meglio, lanciare bombe a mano.

4)     Intorno alle case  tastare il terreno con un oggetto duro per scoprire gli ebrei nascosti nelle buche ben mimetizzate.

5)     Per scoprire i nascondigli più impensati  ricorrere all’aiuto di ragazzi, dietro promessa di aver salva la vita. Il sistema ha sempre funzionato bene.

 

(Tra  un paragrafo e l’altro una breve pausa. Nell’ultimo paragrafo sillabare lentamente la parte ricorrere all’aiuto di ragazzi”)

 

    Lettrice/lettore sparisce dietro le quinte. Non si vede la persona per il buio della scena. Si sentono però distintamente i passi dell’uscita di scena (usare scarpe con tacchetti rumorosi) Il  ragazzo sandwich, visibile, esce di scena da sinistra. Da destra entra un altro ragazzo anche lui con un cartello a doppia scritta. Si comporta come il primo fermandosi sul lato sinistro della scena visibile al pubblico. Da dietro le quinte si sentono dei passi di qualcuno/a che sale sul podio. Stessa illuminazione, stessa visibilità parziale, stesso abbigliamento scuro. Musica di guerra, rumori, spari, grida, se possibile,  o solo sonorità belliche. Nel cartello c’è scritto: “In azione a Zamosc”. La voce lettrice è spaventata, ancora agitata per l’orrore vissuto ed ora narrato. Continua il movimento di marcia sul posto del battaglione”

 

In azione a Zamosc (7)

 

Lettore 2: 11 agosto 1942, sabato. SS, Sd e gendarmeria si scagliarono, come un’orda selvaggia, sul quartiere ebraico. Sorpresa assoluta. Militari a cavallo seminavano il panico per le vie, correvano all’impazzata, gridavano, picchiavano la gente con gli scudisci.

            La nostra comunità contava allora diecimila persone. Non ci fu nemmeno il tempo di rendersi conto di quel che stava succedendo. In un batter d’occhio tremila  persone - uomini, donne, bambini, vecchi, malati - furono prese a caso per le vie, nelle case. Spinte con violenza verso la stazione, furono caricate sui treni come animali da macello e deportate per ignota destinazione.

            Passato l’attacco, i sopravvissuti erano pazzi di paura e di orrore. Morti e feriti da tutte le parti, lungo le vie, dentro le case, bimbi lanciati dal secondo, terzo piano giacevano sfracellati al suolo.         

 

 

 

Schifo e paura (7).

 

Movimenti di scena come sopra. Sul cartello la scritta. “Schifo e paura”. Nessuna musica. Un grande silenzio.

Lettore 3: La fucilazione era ripugnante. Non riuscivo più a mirare bene. Mancai il mio quarto uomo. Mi venne da vomitare. Scappai dal luogo dell’esecuzione. Non, così non è esatto. Mi sono espresso male. Non è che non potevo più mirare bene. Ho sbagliato apposta perchè non ne potevo più. I miei nervi era completamente a pezzi. Sono scappato nel bosco, vomitai e mi sedetti contro un albero. Volevo restare solo. Per essere sicuro che nei paraggi non vi fosse nessuno, lanciai un richiamo a voce alta. Penso di essere rimasto da solo nel bosco per due o tre ore.